di Roberto Bartolini
L’agricoltura rigenerativa è una pratica agronomica che si basa su tre pilastri principali: disturbo minimo del suolo (lavorazione ridotta o semina diretta), copertura permanente del suolo (con gestione oculata dei residui colturali o uso di colture di copertura) e avvicendamenti colturali razionali (ad esempio rotazioni tra cereali e leguminose).
I suoi effetti sulla salute del suolo sono oggetto di studi e approfondimenti scientifici, e tra questi è in corso un interessante progetto europeo denominato “InBestSoil“
Una valutazione economica che mancava
Il progetto europeo InBestSoil ha l’obiettivo di sviluppare un sistema per valutare economicamente i servizi ecosistemici di un suolo sano, con la finalità di integrarli nelle politiche e nei modelli di business per una gestione più sostenibile. Finanziato da Horizon Europe, comprende nove casi studio in quattro regioni biogeografiche, tra cui un Living Lab in Sardegna dedicato ai suoli agricoli mediterranei, dove si analizzano gli effetti delle pratiche agricole, dei cambiamenti climatici, e della scarsità idrica sulla salute del suolo.
La salute del suolo è la capacità del terreno di mantenere nel tempo le proprie funzioni biologiche, chimiche e fisiche, garantendo fertilità, biodiversità e produttività.
Il laboratorio a cielo aperto in Sardegna
È oggi una priorità perché i cambiamenti climatici, gli eventi estremi e il degrado ne compromettono i servizi ecosistemici essenziali, come la produzione alimentare, il sequestro del carbonio, la regolazione del ciclo dell’acqua e la tutela della biodiversità, con ricadute sulla sostenibilità e sulla resilienza dei sistemi agricoli.
Il progetto promuove pratiche di gestione sostenibile del suolo adattate ai diversi contesti europei.
In Sardegna il Living Lab valuta gli effetti dell’agricoltura conservativa sui suoli agricoli mediterranei, mentre negli altri casi studio vengono sperimentati interventi come riforestazione, tutela della biodiversità, pascolo razionale, agricoltura biologica, rotazioni colturali, lavorazioni ridotte, colture di copertura e uso di compost e microrganismi per migliorare la salute del suolo in diverse situazioni ambientali.
I dati che verranno raccolti
Attraverso indicatori fisici, chimici, biologici ed economici, si monitora la salute del suolo valutando i servizi ecosistemici, la redditività e l’impatto ambientale delle pratiche adottate. Vengono, inoltre, sviluppati strumenti standardizzati, tra cui un calcolatore web, per supportare decisioni e politiche orientate alla gestione sostenibile del suolo
Le pratiche di gestione sostenibile del suolo migliorano fertilità, resilienza e stabilità delle produzioni, riducendo erosione e uso di input. Possono inoltre aumentare la sostenibilità economica delle aziende, favorendo l’accesso a incentivi e alle future opportunità legate ai servizi ecosistemici e al sequestro del carbonio.
I prossimi step riguardano l’analisi dei dati degli ultimi campionamenti effettuati nei siti dimostrativi dopo alcuni anni di applicazione delle tecniche sperimentate, la validazione degli strumenti economici e ambientali sviluppati e la diffusione dei risultati verso policy maker e aziende agricole per favorirne l’adozione su larga scala e cercare di consolidare queste esperienze, facendo diventare, dove possibile, i living lab e i lighthouse permanenti ed attivi anche dopo il termine del progetto InBestSoil.
Il progetto InBestSoil conferma come il suolo e la sua corretta gestione sia una delle priorità della politica agricola europea dal momento che è dalla sua salute e dalla sua vitalità che dipende tutta la produzione agricola in termini quantitativi e qualitativi.
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