di Roberto Bartolini
Nel 2026 entrerà in vigore il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) che richiede agli importatori di pagare per la CO₂ incorporata nei fertilizzanti più emissivi, come ammoniaca, urea e DAP (Diammonium phosphate), attraverso l’acquisto di certificati CBAM.
Secondo le analisi di Rabobank e Boerenbusiness, gli effetti del CBAM potrebbero portare ad aumenti significativi dei prezzi dei fertilizzanti.
Le previsioni di mercato
I costi dell’ammoniaca potrebbero aumentare del 10-20% già nel 2026 e fino ad un 50% sino al 2030; per l’urea è previsto un aumento del 10-15% nel 2026 e sino al 45% negli anni seguenti; il DAP dovrebbe registrare aumenti più contenuti, nell’ordine del 2-5% nel 2026 e sino al 10% entro il 2030.
Paesi come Cina e Russia potrebbero perdere competitività nell’export di concimi mentre Egitto, Algeria e Nord Africa potranno aumentare le loro quote di mercato grazie a fertilizzanti più efficienti dal punto di vista carbonico e quindi meno impattanti.
Con queste prospettive è sempre più urgente impiegare soluzione alternative ai fertilizzanti minerali, per ridurne o azzerarne il consumo, come i digestati provenienti dagli impianti di biogas, i liquami e i concimi organici che, insieme ai biostimolanti di nuova generazione, costituiscono mezzi tecnici affidabili e più convenienti.
.jpeg)



