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Le proposte del Ministero per contrastare la crisi del grano duro

19-11-2025 07:50

Roberto Bartolini

Attualità e PAC,

Le proposte del Ministero per contrastare la crisi del grano duro

Le proteste degli agricoltori per il prezzo di quest’anno del grano duro che non copre nemmeno i costi di produzione hanno sollecitato la politica...

di Roberto Bartolini

 

Le proteste degli agricoltori per il prezzo di quest’anno del grano duro che non copre nemmeno i costi di produzione hanno sollecitato il Ministero dell’Agricoltura a presentare un pacchetto di proposte che si articolano in sette punti:

 

1 - Fondo di 40 milioni di euro per valorizzare il grano di qualità 100% italiano

2 - Credito di imposta di 10 milioni di euro per le industrie di trasformazione che utilizzano cereali nazionali con contratti di coltivazione.

3 - Attivazione della Commissione Unica Nazionale (CUN) per il grano duro dal 1 gennaio 2026 per rendere più trasparente la formazione del prezzo. La CUN secondo il Ministero dovrebbe diventare il “luogo” in cui agricoltori e compratori definiranno congiuntamente il prezzo del grano superando le borse merci locali per garantire una maggiore trasparenza.

4 - Aumento del finanziamento per i contratti di filiera con un incremento di 2 miliardi di euro che comprendono anche il grano duro.

5 - Pubblicazione dei costi medi di produzione da parte di Ismea suddivisi tra Sud-Centro-Nord per rendere operativa la normativa sul contrasto alle pratiche sleali, quindi per contrastare le vendite a prezzi sottocosto.

6 - Il CREA si occuperà di un filone di ricerca su nuove varietà di grano duro più produttive e resilienti

7 - Rafforzamento dei controlli alle frontiere per assicurare che il grano importato rispetti gli standard europei in modo da evitare concorrenza sleale; potenziamento del sistema di tracciabilità e trasparenza dell’origine del grano.

 

Secondo Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia le proposte del Ministero vanno nella giusta direzione tuttavia avranno effetti molto limitati pe le seguenti ragioni:

 

1- I prezzi li fa il mercato e non la CUN

2- Il fondo grano duro esiste dal 2017 ma i suoi effetti sono molto limitati

3- I contratti di filiera sono la strada maestra da percorrere ma sono ben poca cosa dal momento che rappresentano meno del 15% del grano duro prodotto in Italia.

4- Il contrasto alle pratiche sleali e la pubblicazione dei costi medi di produzione potranno favorire una maggiore trasparenza e attenzione nelle relazioni tra venditori ed acquirenti ma non sono in grado di modificare le forze di mercato ovvero la domanda e l’offerta.

 

Dunque la volatilità dei prezzi è inevitabile perché è regolata esclusivamente da offerta e domanda e quindi l’agricoltore la subisce, ma può limitarne gli effetti negativi affidandosi con maggiore slancio e fiducia ai contratti di coltivazione e all’aggregazione dell’offerta.