di Roberto Bartolini
L’aratura profonda, nonostante i costi elevati e gli effetti negativi sulla salute del suolo, continua ad essere molto diffusa, tanto che l’Italia è uno dei paesi più restii a sostituirla con altre lavorazioni.
Tradizione ed azzeramento degli errori
I motivi sono diversi: il primo è che l’agricoltore è un tradizionalista ed il motto “si è sempre fatto così” continua ad essere in gran voga.
Poi con l’aratura si azzerano tutti gli errori agronomici commessi nel corso dell’anno, primo tra tutti l’eccessivo calpestamento, con relativa costipazione dei terreni, soprattutto quelli con un elevato tenore in argilla.
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Foto 1 Se il terreno presenta ormaie profonde come nella foto, la minima lavorazione diventa impraticabile
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Foto 2 Anche in questo caso, con la superficie del terreno devastata dal passaggio dei mezzi agricoli, viene praticata l’aratura per azzerare gli errori agronomici.
Molti agricoltori sono convinti che con l’aratura profonda si possa risparmiare sui diserbi, portando in profondità i semi delle infestanti, ma la ripetizione ogni anno di questa lavorazione riduce notevolmente l’effetto rinettante.
Terreno perfettamente liscio ed uniforme in superficie
Non dimentichiamo poi che l’azione di sovescio effettuata dal versoio dell’aratro offre un letto di semina privo di vegetazione e di residui ed i successivi passaggi di affinamento dell’erpice rotante rendono la superficie del terreno perfettamente omogenea e priva di zollosità, una sorta di “tavolo da biliardo” che è un effetto, anche visivo, che piace molto all’agricoltore.
E proprio su questo punto occorre fare un ragionamento agronomico perché l’aratura e le erpicature sono i principali responsabili della disgregazione degli aggregati (e quindi della struttura del terreno, con la formazione di terra fine polverizzata che è destinata a formare crosta superficiale) e della riduzione della sostanza organica.
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Foto 3 La tipica crosta superficiale determinata da piogge primaverili consistenti su un terreno che è stato arato ed erpicato.
Un danno grave la distruzione della sostanza organica
E la riduzione costante della sostanza organica del suolo ( i nostri terreni sono al minimo storico, fatta eccezione per le aree con zootecnia) riduce anno dopo anno la lavorabilità, la transitabilità, la capacità di ritenzione idrica, lo scambio cationico e quindi la funzione di trattenere gli elementi nutritivi nello strato lavorato a disposizione delle colture.
Gli effetti della suola di aratura
Non va poi dimenticata la suola di aratura, uno strato compatto e liscio del terreno provocato dalla compressione esercitata dalla superficie inferiore del vomere e dal tallone dell’aratro.
Maggiore è la profondità di aratura e più elevata è la compressione e quindi più spessa e consistente sarà la suola di aratura che ostacola gli scambi con gli strati profondi ed impedisce l’approfondimento delle radici. La suola di lavorazione determina anche una maggiore sensibilità del terreno, sia alla siccità sia ai ristagni idrici.
L’impoverimento progressivo del suolo
In definitiva l’aratura profonda, oltre agli elevati costi che comporta per le spese di gasolio e per le ore lavorate, provoca l’ossigenazione dell’humus e quindi anche un impoverimento del microbioma del suolo, con la progressiva diminuzione fino alla scomparsa dei macro e microrganismi utili, una comunità dai più ignorata, costituita da miliardi di esseri viventi che sono alla base della vitalità e della salute del terreno agrario.
Per fortuna non mancano, anche se per il momento sono in minoranza, gli agricoltori e i contoterzisti che hanno abbandonato l’aratura, sostituendola con minima lavorazione, strip till e semina su terreno sodo, affidando ai decompattatori l’eliminazione della suola di aratura e l’arieggiamento del terreno, a seguito di eventi meteo eccezionali che possono provocare costipamento del terreno.
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