di Roberto Bartolini
Mentre in Europa, e in Italia in particolare, spendiamo montagne di euro per abbassare le emissioni e diminuire gli impatti su acqua e terreno, imponendo al mondo agricole regole troppo severe e penalizzanti, le tre principali guerre che si stanno combattendo ( in Ucraina, in Iran e a Gaza-Libano) sono responsabili di un vero e proprio crimine ambientale, come lo chiamano Milena Gabanelli e Francesco Tortora su DataRoom del Corsera di lunedì 1 giugno.
Le emissioni di CO2
Dal febbraio 2022 le emissioni generate dall’attacco russo all’Ucraina hanno superato 311 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Il 37% sono legate al consumo di combustibili fossili di carri armati ed aerei, e alla produzione di munizioni.
Il 23% è diffuso dagli incendi che hanno devastato nel solo 2025 1,4 milioni di ettari di territorio ucraino ed il resto delle emissioni è dovuto alla distruzione di edifici ed infrastrutture.
Un devastante inquinamento del terreno
E poi c’è l’inquinamento del terreno che presenta elevati livelli di piombo, zinco, rame, cromo, cobalto ed arsenico, che compromettono la fertilità e quindi la sicurezza alimentare per chissà quanti anni a venire.
A rendere incoltivabili molti terreni ucraini sono poi le mine che occupano 132 mila chilometri quadrati, cioè un’area grande quanto la Grecia.
Gli effetti della distruzione di Gaza
La distruzione di Gaza ha comportato l’emissione di oltre 1,3 milioni di tonnellate di CO2 e la FAO segnala che oltre l’80% delle terre agricole è stato danneggiato dai bombardamenti. Con la ricostruzione, i costi climatici aumenteranno fino a raggiungere 33,2 milioni di tonnellate di CO2 emessa.
La guerra all’Iran e gli attacchi ai siti petroliferi
Per quanto riguarda la guerra nel Golfo Persico nei primi 15 giorni i bombardamenti hanno prodotto oltre 5 milioni di tonnellate di CO2 pari a quelle emesse in un anno da 1 milione di vetture.
Altre importanti fonti di inquinamento derivano dalla combustione del petrolio durante gli attacchi di Usa e Israele alle infrastrutture energetiche e agli impianti di stoccaggio.
Tra il 7 e l’8 marzo 2026 sono stati colpiti 30 depositi di petrolio a Teheran mentre la quantità di greggio distrutto è stimata tra 2,5 e 5,9 milioni di barili.
Gli incendi a pozzi e depositi hanno generato particolato, ossido di azoto, anidride solforosa, monossido di carbonio che aumentano il rischio di malattie tumorali.
Danni all’ecosistema marino
Anche l’ecosistema marino del Golfo Persico è compromesso a causa dello sversamento in mare del greggio di 16 petroliere bombardate.
Vicino all’isola di Kharg in Iran, sono stati dispersi sino a 3 mila barili di petrolio.
Un ecosistema così compromesso non potrà essere riparato dall’intelligenza artificiale e il clima non conosce frontiere.
Evitiamo una legislazione capestro
Con tutto questo non dobbiamo certamente diminuire il nostro impegno a limitare emissioni e inquinamenti, tuttavia non dobbiamo nemmeno compromettere la buona salute economica di agricoltura ed industria con leggi capestro, imponendo norme troppo rigide.
Ci vuole dunque più buon senso da parte dei legislatori tenendo presente che spesso ad allevamenti e colture si attribuisce con troppa leggerezza la paternità di disastri ambientali causati da altri fattori.
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