di Roberto Bartolini
La Commissione Unica Nazionale (CUN) per il grano duro non ha fatto il miracolo!
Chi si era illuso che le quotazioni del grano duro quest’anno dovessero posizionarsi ad un livello almeno superiore ai 310 euro/t, pari ai costi di produzione rilevati da Ismea, si è dovuto ricredere, ma non poteva che essere così.
Il prezzo segue la legge della domanda e dell’offerta
La Cun infatti rileva i prezzi di mercato non li può fissare, perchè il prezzo è sempre e comunque il risultato della domanda e dell’offerta.
Chi aveva promesso che la Cun sarebbe stata capace di determinare i prezzi di mercato ha dichiarato il falso per ignoranza o malafede, commenta Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia.
La diminuzione dei prezzi del grano duro non è una situazione strana ed imprevedibile.
Ecco perché i prezzi sono bassi
Dal 2022 al 2024 i prezzi del grano duro sono stati alti e così gli agricoltori hanno aumentato le superfici investite, sia nel resto del mondo sia in Italia.
Si è aggiunto un clima favorevole con alte produzioni e di conseguenza l’offerta per la campagna commerciale 2026-2027 è stimata a 47,4 milioni di tonnellate contro un consumo stimato in 37,4 milioni di tonnellate.
Dunque si è seminato più grano duro nel mondo, cosa che succede ciclicamente: era successo nel 2004, nel 2008-2009 e nel 2015. Nel 2016 il prezzo del grano duro era sceso addirittura a 170 euro/t. Qualcuno se lo ricorda?
La Commissione non può imporre prezzi minimi, continua Frascarelli, non può obbligare qualcuno a comprare sopra i costi di produzione, non può trasformare un mercato eccedentario in un mercato deficitario. Può fare soltanto una cosa: rilevare il mercato in maniera trasparente.
Gli strumenti per affrontare l’altalena dei prezzi
La situazione economica di molti cerealicoltori è critica e gli attuali prezzi del grano non sono remunerativi.
La situazione nei prossimi mesi non migliorerà visto che l’offerta e le scorte di grano duro sono particolarmente elevate.
Si poteva attenuare questa imprevedibile ed inevitabile emergenza?
Sì, afferma Frascarelli, se agricoltori e stoccatori fossero più attivi e se l’Italia avesse una politica agraria di lungo periodo che affronta i problemi strutturali.
Gli effetti dell’altalena dei prezzi si possono ridurre con la pianificazione aziendale a dieci anni, con la diversificazione produttiva, con i contratti, con lo stoccaggio differenziato, l’aggregazione dell’offerta, la gestione del rischio.
I conti economici vanno fatti sul lungo periodo: negli ultimi dieci anni le quotazioni medie del frumento duro si sono attestate sui 310 euro/t, dunque non hanno tradito le aspettative degli agricoltori.
Altra strategia fondamentale è applicare una attenta e quasi maniacale tecnica colturale che deve innalzare e stabilizzare le rese, mettendo in campo tutta l’innovazione tecnica che è disponibile sul mercato.




