di Roberto Bartolini
Non solo gli agricoltori innovatori, ma anche coloro che non vogliono ancora abbandonare il “sacro aratro” e quelli che si sono votati al biologico, cominciano ad apprezzare le molte virtù delle cover crops o “colture di copertura”:
1) - apporto di sostanza organica e di nutrienti,
2) - freno all’erosione e alla lisciviazione dei nitrati,
3) - miglioramento della struttura del terreno,
4) - aumento della vita microbiologica del suolo attivo
5) - riduzione dei fenomeni di compattamento con una migliore lavorabilità anche dei terreni più difficili.
Ma il problema numero uno per chi vuole cominciare a utilizzare le cover crops è la scelta della specie.
Una scelta ponderata e strategica
Per poter scegliere la giusta specie di cover crops, occorre partire dalla tipologia della propria azienda e dai relativi obiettivi:
- L’azienda cerealicolo-zootecnica deve valorizzare il refluo e ridurre il compattamento del suolo.
- L’azienda cerealicola deve incrementare il tasso di sostanza organica e dei nutrienti e migliorare la qualità globale dei terreni.
- L’azienda biologica deve ridurre la pressione delle infestanti.
Le caratteristiche di alcune cover crops
Tutti questi obiettivi sono raggiungibili con le diverse specie di cover crops oggi più coltivate, che hanno le seguenti caratteristiche:
- Senape bianca e rafano (brassicacee): sono gelive, quindi non necessitano di glifosate per la loro terminazione a fine inverno e hanno un rapido sviluppo. Efficaci per l’ampia copertura del suolo e il notevole apporto di biomassa, possono esercitare azioni specifiche come la biofumigazione, l’azione nematocida e la decompattazione del suolo.
- Veccia villosa e del Bengala e trifoglio alessandrino (leguminose): incrementano soprattutto l’azoto nel suolo, hanno capacità di azotofissazione e ricacciano a primavera. Vanno seminate presto in autunno, ma hanno un accrescimento lento.
- Avena strigosa e segale (graminacee): presentano uno sviluppo rapido e producono una grande quantità di biomassa. Strutturano bene il suolo, limitano le perdite di azoto per lisciviazione e contengono molto bene le infestanti
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Foto 1 Senape bianca distrutta dal gelo invernale

Foto 2 Rafano ( tillage radish) cover geliva con apparato fittonante molto utile per migliorare la struttura sui terreni pesanti
I risultati di 3 prove effettuate da Condifesa Lombardia
La prima prova realizzata da Condifesa Lombardia ha riguardato il confronto tra senape bianca e avena strigosa da sole e in miscuglio, in confronto a terreno nudo, con semina il 13 settembre e terminazione il 12 marzo dell’anno successivo.
- Biomassa. La produttività delle cover espressa come biomassa (= tonnellate di sostanza secca per ettaro) ha evidenziato che la senape il 2 dicembre aveva sviluppato circa 3 t/ha contro 2 t/ha dell’avena e 2,5 del miscuglio, mentre al 9 marzo la senape con l’azione dell’inverno era scesa a 1 t/ha e l’avena e il miscuglio a 1,5 t/ha.
- Infestanti. Molto interessante l’azione di soffocamento delle infestanti, dove la senape si è comportata meglio dell’avena e del miscuglio tra le due.
- Mais in successione. Altra osservazione pratica importante: il mais da trinciato seminato dopo la terminazione delle cover crops ha prodotto di più in successione al miscuglio senape-avena (30,5 t/ha di sostanza secca), ma con lievi differenze produttive di appena 2-3 tonnellate rispetto alle singole cover
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Foto 3 Avena strigosa e senape bianca
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Foto 4 Miscuglio di avena strigosa e veccia comune
Confronto tra cover estive
La seconda prova ha riguardato un confronto tra cover estive: sorgo bicolor + sorgo sudanense, crotalaria e miscuglio sorghi-crotalaria. La semina è avvenuta il 22 luglio e la terminazione il 15 settembre.
- Biomassa. Per quanto riguarda la produzione di biomassa delle cover, la crotalaria ha prodotto poco più di 5 t/ha di sostanza secca contro 4,70 dei sorghi e del miscuglio.
- Infestanti. Per quanto riguarda l’azione soffocante nei confronti delle malerbe, la crotalaria è andata meglio del sorgo e del miscuglio, con una differenza molto significativa rispetto al controllo del terreno nudo.
Effetto delle cover sulla resa della soia
La terza e ultima prova ha studiato gli effetti di diverse cover crops sulla resa della soia e sulle emissioni di ossido di azoto (N2O). La prova ha riguardato segale, veccia villosa, rafano (Daikon) e un miscuglio di otto specie: segale 45%, avena strigosa 5%, avena sativa 5%, veccia vellutata 15%, veccia comune 15%, trifoglio incarnato 5%, trifoglio squarroso 5%, rafano 5%.
- Resa. L’accoppiata segale+rafano ha esercitato il maggior effetto sulla resa della soia. Al secondo posto si è piazzato il miscuglio di otto specie e al terzo, pari merito, la veccia da sola e l’accoppiata segale+veccia. L’effetto più blando sulla resa della soia in successione alla cover si è riscontrato con la semina del rafano.
- Emissioni di gas serra. Per quanto riguarda il contenimento delle emissioni di gas climalterante N2O, la segale ha avuto l’effetto migliore, seguita da veccia+rafano e segale+veccia
Terreno, un bene primario da preservare
L’interesse per la coltivazione delle cover crops al fine di mantenere i terreni sempre coperti di vegetazione tra una coltura da reddito e la successiva sta aumentando anno dopo anno, perché gli agricoltori si stanno accorgendo dei reali benefici che queste colture “a perdere” apportano ai loro terreni. Ricordando che è il terreno il bene primario per l’agricoltore, che ha il dovere ma anche l’interesse a migliorarlo anno dopo anno
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