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Con il seme “fai da te” tanti rischi, minori rese e nessun vero risparmio

06-07-2026 07:07

Roberto Bartolini

Sementi,

Con il seme “fai da te” tanti rischi, minori rese e nessun vero risparmio

La stagnazione dei prezzi di mercato dei cereali e l’aumento dei costi dei mezzi tecnici porta alcuni agricoltori... (CONTINUA)

di Roberto Bartolini

 

La stagnazione dei prezzi di mercato dei cereali e l’aumento dei costi dei mezzi tecnici porta alcuni agricoltori a riutilizzare il seme autoprodotto in azienda anziché acquistare il seme certificato dalle industrie sementiere.

 

Promesse sbandierate che non si realizzano

 

Una narrazione ricorrente sostiene che il ricorso al seme autoprodotto può far risparmiare fino al 40%.

Ma è una promessa del tutto errata perché le cose stanno diversamente, se si fanno bene i conti.

Nel caso del frumento duro è facilmente dimostrabile che il risparmio effettivo ottenibile con il seme aziendale non supera i 25 euro all’ettaro e quindi, se si fa riferimento al costo di produzione medio del frumento duro, la differenza tra seme certificato e seme aziendale autoriprodotto incide meno del 2%.

 

Tutti i rischi che si corrono

 

Dunque risparmiare con il seme aziendale è una pia illusione dal momento che comporta:

 

-  Maggiore quantità di seme necessaria perché la percentuale di germinabilità non è nota al momento della semina

-  Densità di semina non ottimale

-  Rischio elevato di diffusione di patogeni

-  Possibile riduzione della produzione

 

Senza dimenticare che l’applicazione dei prodotti concianti deve avvenire in contesti adeguati cioè industriali autorizzati e controllati, capaci di garantire la massima sicurezza degli operatori.

 

L’opportunità di incassare contributi e premi qualità

 

Va aggiunto anche il capitolo contributi che, nel caso del frumento duro, se si utilizza semente certificata genera un vantaggio di almeno 70 euro/ha, al quale va aggiunto il premio se si sottoscrive un contratto triennale di filiera, che è pari a 100 euro/ha.

 

Tutti i vantaggi del seme certificato

 

In definitiva quindi il seme autoriprodotto si traduce in un danno economico per l’agricoltore che non può usufruire dei vantaggi del seme certificato che sono così riassumibili:

1- Qualità del seme controllata e garantita per legge in termini di purezza e germinabilità e sanità

2-  Tracciabilità del prodotto ed accesso alle politiche di filiera e ai premi qualità

3- Prodotto selezionato, pulito, conciato professionalmente, confezionato e pronto per la semina

4- Piena legalità di accesso al prodotto.

Si tratta di benefici sostanziali e rinunciarvi per un presunto risparmio, significa assumersi un rischio che non è nelle corde di un attento imprenditore agricolo che deve fare bene i suoi conti.

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