di Roberto Bartolini
“ Le minime lavorazioni non vanno intese come una facile scorciatoia per ridurre i costi della preparazione del letto di semina, ma come una tecnica che usa meno terra (nel senso della profondità), per ottenere il medesimo risultato.
E usare meno terra significa impiegare meno energia, meno acqua, meno fertilizzanti e aumentare il tenore di sostanza organica nello strato attivo di suolo, conservando l’efficienza delle risorse impiegate.”
Chissà se almeno questo concetto, molto semplice e molto pratico, espresso da Roberto Guidotti agronomo del CAI (Contoterzisti e agricoltori italiani), non riesca a far breccia nelle radicate convinzioni di agricoltori che non vogliono sentir parlare di cambiare strada.
Ci sono ancora agricoltori, dice Guidotti che lamentano rese in calo nonostante abbiano aumentato l’intensità delle lavorazioni, dopo aver investito denaro per lavorare la terra come si faceva 40 anni fa.
Perché si ostinano a non voler capire?
I vantaggi delle minime lavorazioni
Lavorazioni minime vuol dire:
1) Tra un cantiere tradizionale (aratura+ frangizolle+ erpicatura) e un cantiere di minima con dischi e denti folli o un strip tiller (lavorazione a strisce)il risparmio di gasolio è almeno pari al 70%
2) Lavorare in un’unica passata significa essere tempestivi, entrando sul terreno nelle condizioni migliori ma anche aumentare la superficie lavorata, abbassando i costi fissi
3) Evitando il riporto in superficie di terra degli strati profondi il terreno perde meno umidità
4) Gli apporti di fertilizzanti e di sostanza organica si distribuiscono su un minor volume di terreno e così risultano più efficaci.
Più benefici nelle annate siccitose
Teniamo conto poi che in un’annata siccitosa come quella di quest’anno 2026 esporre all’insolazione tutto lo strato attivo di terreno e forse anche qualcosa in più, provoca ingenti perdite di acqua per evaporazione che aumentano la frequenza delle irrigazioni.
Le minime lavorazioni espongono all’aria solo lo strato superficiale di suolo ma lasciano quasi intatti quelli sottostanti che vengono protetti dall’essiccazione dalla sottile fascia di terreno affinata che interrompe la risalita capillare.
Anche i fertilizzanti e la sostanza organica distribuiti in uno spessore di terreno più limitato li rendono più facilmente utilizzabili da parte delle piante.

Foto 1 Mais in emergenza, su stoppie di colza, il 6 luglio 2026 su un terreno a Peschiera Borromeo (MI) che è stato irrigato prima della semina effettuata il 30 giugno con un unico passaggio di strip tiller con Horsch Focus. (foto di Paolo Montana)
Video 1 Perfetta nascita del mais grazie all’umidità preservata dalla lavorazione a strisce strip tiller ( video di Paolo Montana)
.png)
Foto 2 Lo stesso mais al 13 luglio sta crescendo molto bene nonostante le altissime temperature. Continua l’effetto positivo dello strip tiller con la sua capacità di preservare l’umidità del suolo. (Foto di Paolo Montana)
Lo strip tiller è il sistema ideale
Il sistema di minima a nostro avviso ideale è lo strip tiller che alterna alla minima lavorazione della fascia di terreno dove vegeta la coltura, la non lavorazione delle interfile lasciando i residui della coltura precedente intatti, che così svolgono una funzione di pacciamatura naturale, evitando evaporazione di acqua e nutrendo la fauna terricola.
Occorre la disponibilità a provare nuovi percorsi
Ancora una volta occorre fare appello a coloro che almeno mostrano disponibilità a fare delle prove di confronto tra percorsi innovativi rispetto a quello che hanno sempre fatto.
Non occorre investire subito in nuove attrezzature: basta rivolgersi ad un contoterzista ben attrezzato per le minime e lo strip tiller e, se lo stato del vostro terreno lo consente, programmate almeno due-tre anni di prove su una piccola superficie e con colture diverse.
E non dimenticate di annotare bene tutti i costi facendo il confronto tra lavorazioni tradizionali e lavorazioni rigenerative.
.png)



