di Roberto Bartolini
In un contesto di crisi globale come quello attuale, che ha riportato al centro dell’attenzione i fertilizzanti come strumento indispensabile per la sicurezza alimentare, in Italia è in discussione il DDL “Coltiva Italia” con cui si darà attuazione al divieto di utilizzo dell’urea nel bacino padano, programmato per il 2028.
Per questo motivo Assofertilizzanti, l’associazione di Federchimica che rappresenta i fabbricanti di fertilizzanti nazionali, ha commissionato a Nomisma lo studio “Valutazione di impatto della fertilizzazione azotata e dell’urea nell’agricoltura italiana”.
Senza urea le produzioni cerealicole precipitano
I dati della ricerca hanno confermato, innanzitutto, i rilevanti rischi produttivi ed economici derivanti dall’assenza dell’urea, in particolare per colture strategiche come mais, frumento e riso, evidenziando come uno scenario privo di questo mezzo tecnico comporterebbe non solo un calo delle rese nell’agroalimentare, ma anche riduzioni significative della qualità delle produzioni della filiera agroalimentare, tali da determinare una contrazione complessiva del valore del comparto cerealicolo fino al 45%.
Le soluzioni alternative all’impiego dell’urea
Alla luce di questo scenario, la seconda parte dell’analisi presentata da Ersilia Di Tullio – Head of Strategic Advisory di Nomisma – si è concentrata sulle soluzioni alternative all’impiego dell’urea e alle misure di mitigazione dell’impatto ambientale della fertilizzazione con urea, salvaguardando al tempo stesso rese, qualità delle produzioni e sostenibilità complessiva dei sistemi agricoli.
Emerge come il ricorso all’utilizzo di concimi alternativi come il nitrato di ammonio ed il solfato di ammonio non sia neutro, comportando incrementi significativi dei costi di concimazione, con effetti molto differenti tra colture e impatti più marcati nel mais e nel riso.
Urea trattata con inibitore dell’ureasi
Anche le soluzioni di mitigazione migliorano l’efficienza d’uso dell’azoto e riducono le emissioni, ma richiedono investimenti per i necessari adeguamenti industriali, nello stoccaggio e nella logistica con tempi tecnici di implementazione di elemento 3/5 anni e quindi una disponibilità di prodotto oggi ancora limitata. Si fa riferimento soprattutto all’urea trattata con inibitore dell’ureasi NBPT ed all’urea ricoperta, che oggi rappresentano appena il 15% dei volumi di urea distribuiti in Italia.
I loro costi unitari sono più elevati rispetto all’urea standard, ma alcune semplificazioni delle pratiche colturali e la possibilità di utilizzo di dosi più contenute – possibili nel caso dell’urea ricoperta – potrebbero andare a favore di un incremento della spesa della concimazione più limitato.
Applicazione delle dosi variabili
Infine, la stessa agricoltura di precisione con applicazioni a rateo variabile potrebbe garantire un minore impiego di uree trattate ma a fronte di costi di distribuzione ancora elevati per una ridotta diffusione delle tecnologie di precision farming.
Quale incremento dei costi di fertilizzazione
Se, come risposta al divieto di utilizzo dell’urea tal quale, il DDL “Coltiva Italia” consentirà di portare in campo le buone pratiche e le soluzioni innovative già sviluppate dalle imprese di fertilizzanti, sarà possibile garantire la buona resa delle produzioni agricole, preservare la competitività delle filiere agroalimentari e contribuire alla sostenibilità ambientale a costi contenuti. I numeri parlano chiaro, secondo lo studio Nomisma i costi di gestione delle colture cerealicole potrebbero andare incontro a lievi aumenti, pari, in media, a circa il +7%.




