di Roberto Bartolini
Dobbiamo tenere alto il buon nome della pasta italiana che all’estero si vende a prezzi più elevati rispetto a quella prodotta altrove. Abbiamo lavorato sodo per migliorare la qualità della pasta ma il grano duro coltivato in Italia spesso non è andato di pari passo. Gli agricoltori devono diventare imprenditori, applicando una corretta gestione agronomica per fare un buon prodotto. Quest’anno ci sono stati differenziali di prezzo anche di 40 euro a tonnellata tra il grano normale e quello con il 15% di proteine. Questo vuol dire che la qualità ripaga sempre.
Gli agricoltori devono investire in conoscenza e tecniche agronomiche
Così si esprime Vincenzo Martinelli mugnaio e presidente di Italmopa l’associazione dei mugnai italiani, ribadendo che l’industria della pasta ha bisogno di semole di alta qualità ed è disposta a pagarla bene, ma gli agricoltori devono investire in conoscenze, nella genetica e nelle tecnologie per fornire la granella che richiede il mercato.
Ci sono state annate, ricorda Martinelli, nelle quali per colpa del clima il grano duro italiano era di qualità molto scarsa ma i mugnai lo hanno acquistato tutto, miscelandolo con grano di alta qualità estero.
Gli agricoltori che hanno puntato a produrre alta qualità hanno sempre ottenuto buoni risultati economici soprattutto aderendo ai contratti di filiera.
E’ il mercato che fa il prezzo
Gli agricoltori lamentano che i prezzi del grano duro non sono remunerativi e Martinelli osserva che se il grano italiano costasse molto di più di quello estero, sarebbe un problema perché i pastifici per rimanere competitivi sarebbero costretti ad acquistare materia prima non italiana a prezzi inferiori ed il frumento nazionale resterebbe invenduto.
I contratti di filiera sono indispensabili
Sull’opportunità dei contratti di filiera molti agricoltori sollevano parecchie perplessità e Martinelli sottolinea che è il mercato a decidere.
In Italia produciamo circa 3,5 milioni di tonnellate di grano duro per un fabbisogno di 6 milioni di tonnellate quindi acquistiamo grano da Arizona, Australia, Canada ecc. pagandolo molto di più del grano italiano perché è di qualità superiore.
Oggi il mercato richiede proteine e glutine e l’agricoltore deve attrezzarsi per raggiungere questi obiettivi e solo così avrà soddisfazione economica.




