di Roberto Bartolini
Il Parmigiano Reggiano non è solo una Dop di successo ma un vero e proprio sistema territoriale strettamente collegato non solo con gli allevatori ma anche con la produzione dei foraggi destinati all’alimentazione delle bovine.
Produzioni elevate per capo dai 110 fino ai 150 quintali di latte sottintendono fabbisogni nutrizionali altrettanto elevati, ai quali deve corrispondere un sistema foraggero e cerealicolo all’altezza.
Le alternative al mais nelle aree non irrigue
Il mais rappresenta ancora uno dei pilastri della razione ma è sempre più difficile da coltivare nelle aree non irrigue del comprensorio del Parmigiano Reggiano, ed inoltre sono in aumento i rischi sanitari legati in particolare alle aflatossine e cresce la dipendenza dalle importazioni.
Dunque la nuova prospettiva, afferma Andrea Formigoni dell’Università di Bologna, è aumentare la quota di nutrienti prodotti nel territorio introducendo colture più resilienti del mais come il sorgo, ma anche miglio, panico, girasole, frumenti.
E’ ormai assodato, non solo dalle sperimentazioni ma anche dalla realtà di numerosi allevamenti da latte, che il sorgo può sostituire il mais nella razione senza penalizzare in alcun modo le performance produttive delle vacche.
Inoltre considerando che il mais presenta un contenuto proteico intorno al 7% mentre il frumento può arrivare al 15%, si aprono nuove interessanti opportunità per quanto riguarda la componente proteica della razione.
Gli obiettivi del progetto Risorgo
Il progetto Risorgo coordinato dall’Università di Piacenza con CRPA nasce proprio per individuare quali sorghi scegliere, in quali condizioni e con quali caratteristiche produttive e qualitative nell’ambito della produzione foraggera destinata al Parmigiano Reggiano.
Il sorgo sino ad oggi è stato sempre considerato come coltura da destinare alle aree marginali, sui terreni meno vocati con investimenti limitati in termini di fertilizzazione, difesa e gestione tecnico-agronomica.
Una coltura sulla quale investire in mezzi tecnici
E’ venuto il momento di trattare il sorgo come una coltura su cui investire, che significa applicare protocolli colturali mirati, scegliere varietà adeguate ai diversi ambienti colturali e agli obiettivi produttivi, calibrare correttamente epoche di semina e di raccolta, dotandosi di strumenti di monitoraggio capaci di leggere i dati di campo con la stessa attenzione con la quale si leggono i dati di stalla.
Questi sono gli obiettivi del progetto Risorgo, una nuova sfida agronomica per sostenere stalle ad alta produttività e una Dop in continua crescita, contando su una base produttiva del comprensorio più solida, coordinata e tecnicamente evoluta.
Progeo propone contratto di filiera con premio
Attraverso Progeo è stato predisposto un contratto di filiera per il sorgo 2026 con l’impegno al conferimento e con assistenza tecnica dedicata.
E’ stato previsto un budget di 75.000 euro in 3 anni con una premialità di 100 euro/ha per la coltivazione del sorgo nell’areale della Dop con una superficie massima finanziabile di 250 ettari all’anno.




